«Non è necessario attraversare mezzo Paese per fare delle belle escursioni»
«Man muss für schöne Wanderungen nicht immer durch das halbe Land fahren»
«Pas besoin de traverser la moitié du pays pour faire de belles balades»
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Circa quattro milioni di svizzeri praticano regolarmente l'escursionismo. Come si possono organizzare escursioni nel rispetto dell'ambiente? Ne abbiamo parlato con Olivia Grimm dell'Associazione Sentieri Svizzeri.
Rund vier Millionen Schweizerinnen und Schweizer wandern regelmässig. Wie lassen sich Wanderungen umweltverträglich gestalten? Wir haben bei Olivia Grimm vom Verband Wanderwege Schweiz nachgefragt.
Environ 4 millions de Suisses font régulièrement de la randonnée. Comment réduire l’empreinte écologique de chaque sortie? Olivia Grimm, de l’association Suisse Rando, répond.
Secondo un sondaggio condotto dall'Associazione Sentieri Svizzeri su incarico dell'Ufficio federale delle strade (USTRA), oltre la metà della popolazione residente in Svizzera di età superiore ai 15 anni utilizza regolarmente i sentieri escursionistici segnalati nel Paese.
Olivia Grimm, responsabile del settore Sentieri escursionistici e consulente dei Cantoni di Berna, Zurigo, Turgovia e Giura presso l’Associazione Sentieri escursionistici svizzeri, offre uno sguardo sul suo lavoro e illustra come ridurre al minimo l’impatto ambientale durante le escursioni.
Qual è il suo ruolo presso l'Associazione Sentieri Svizzeri? Quali attività sono in programma ora, in vista dell'inizio della stagione escursionistica?
Insieme al mio team coordino le infrastrutture dei sentieri escursionistici a livello nazionale. In questo contesto, mi capita raramente di mettermi all’opera con pala e piccozza. Piuttosto, sostengo i Cantoni nell’adempimento del loro mandato di prestazione e li consulto su tutte le questioni relative alle infrastrutture dei sentieri escursionistici. Non appena la neve si scioglie, i responsabili dei Cantoni iniziano a controllare i sentieri escursionistici. Si assicurano, ad esempio, che nessun albero caduto blocchi i sentieri, che la segnaletica sia chiara e che le infrastrutture di supporto come corde, scale e gradini siano montate correttamente.
Come si svolge la consulenza ai Cantoni? Quali sono in genere gli argomenti e le questioni trattati?
Mettiamo a disposizione dei Cantoni la nostra competenza su tutte le tematiche relative alle infrastrutture. Tra queste figurano, tra l’altro, le possibili soluzioni per conciliare escursionismo e ciclismo, la gestione dei cani da guardianìa o delle vacche nutrici nelle zone escursionistiche e la corretta classificazione dei sentieri escursionistici. Organizziamo inoltre convegni specialistici e corsi e mettiamo a disposizione dei Cantoni manuali e guide pratiche.
Quali sono le sfide che i sentieri escursionistici in Svizzera devono affrontare attualmente?
Un tema che ci sta a cuore è il cambiamento climatico. Gli eventi meteorologici estremi sono in aumento, il che comporta danni più frequenti e più gravi alle infrastrutture escursionistiche e, di conseguenza, un maggiore impegno e costi più elevati. Nelle estati torride, l'afflusso di visitatori si concentra sulle zone escursionistiche che promettono refrigerio. Si creano così dei punti di maggiore affluenza che possono sottoporre la natura e le infrastrutture a un carico eccessivo.
Notiamo inoltre che le persone tendono a voler assumersi meno responsabilità personali. Tuttavia, i sentieri escursionistici non sono un parco divertimenti e chi si avventura su questi percorsi dovrebbe informarsi in anticipo sui requisiti tecnici e fisici richiesti. A tal proposito, organizziamo regolarmente iniziative di sensibilizzazione. Un'ulteriore sfida è rappresentata dal nostro finanziamento: l'associazione mantello Sentieri Svizzeri è sostenuta per circa il 70 per cento da donazioni e contributi dei sostenitori ed è quindi fortemente dipendente dalla situazione economica. In definitiva, ciò si ripercuote sulle nostre attività e sulle campagne che possiamo realizzare.
In che modo gli escursionisti possono praticare il loro hobby nel modo più ecologico possibile?
Quando si fa escursionismo, il viaggio di andata e ritorno in auto privata è il fattore più dannoso per l’ambiente. Per questo motivo promuoviamo soprattutto escursioni i cui punti di partenza e di arrivo sono collegati ai mezzi pubblici. Del resto, il modo meno dannoso per l’ambiente è spostarsi esclusivamente con la propria forza muscolare. In Svizzera disponiamo di una rete molto fitta con oltre 65'000 chilometri di sentieri escursionistici, e il più vicino raramente è lontano. Per fare belle escursioni non è quindi sempre necessario attraversare mezzo Paese e a volte si può partire direttamente dalla porta di casa. Inoltre, vale la regola di rimanere sui sentieri segnalati, tenere i cani al guinzaglio dove richiesto, non accendere fuochi sul terreno naturale e portare via i propri rifiuti. Ciò che a volte viene dimenticato è che anche l'attrezzatura da escursione e il cibo contribuiscono a determinare quanto sia sostenibile un'escursione.
A proposito di rifiuti: perché non si possono gettare in natura i torsoli di mela o i noccioli di nettarina?
Anche i rifiuti organici sono considerati littering. Soprattutto i resti di frutta esotica come le banane marciscono solo lentamente nelle nostre condizioni climatiche. Inoltre, non pochi frutti vengono trattati con pesticidi che possono inquinare il suolo. Un altro problema è che gli animali selvatici si abituano a trovare cibo lungo i sentieri escursionistici. Ciò può portare a un comportamento alimentare innaturale e ridurre la loro diffidenza nei confronti dell'uomo. Non da ultimo, ritengo che gli avanzi di cibo gettati con noncuranza compromettano l'esperienza a contatto con la natura per gli altri escursionisti.
E cosa si fa quando, mentre si è in giro, la natura chiama e si deve fare una piccola o una grande commissione?
È meglio organizzarsi in modo da non dover andare in bagno durante il percorso e utilizzare le strutture già presenti, come quelle delle stazioni degli impianti di risalita o dei ristoranti. Se tuttavia non è possibile evitarlo, occorre mantenere una distanza di almeno 50 metri dal corso d’acqua più vicino, affinché nessun residuo, come medicinali o ormoni, finisca nell’acqua. I bisogni più consistenti vanno seppelliti e coperti con foglie o un po' di terra. La carta igienica o i fazzoletti usati devono essere portati via con sé.
L'attrezzatura outdoor è spesso tecnicamente avanzata e durevole, ma richiede anche un elevato impiego di risorse. A cosa occorre prestare attenzione al momento dell'acquisto dal punto di vista della sostenibilità?
Ci si dovrebbe chiedere come sia stato realizzato un prodotto – ad esempio, quali materie prime contenga e in quali condizioni siano state ottenute. Oggi sono disponibili informazioni sempre più affidabili al riguardo. Etichette come il marchio Bluesign per i tessuti o le certificazioni per la piuma e la lana possono aiutare a comprendere meglio la catena del valore e a prendere decisioni più sostenibili.
È più sostenibile possedere pochi prodotti, ma realizzati con processi complessi, oppure sostituire più spesso attrezzature più semplici?
In linea di massima vale la regola: consumare meno è più rispettoso dell'ambiente. Per questo è bene puntare su prodotti durevoli e prendersene cura nel modo giusto. Oggi l'abbigliamento da escursionismo di buona qualità può essere lavato spesso senza che l'impermeabilizzazione perda efficacia. I piccoli danni possono spesso essere riparati e rattoppati autonomamente. Inoltre, esistono numerose offerte di articoli di seconda mano e servizi di riparazione per l'attrezzatura da escursionismo che contribuiscono a prolungare il più possibile la durata dei prodotti.
Mehr als die Hälfte der Schweizer Wohnbevölkerung ab 15 Jahren nutzt gemäss einer vom Verband Schweizer Wanderwege im Auftrag des Bundesamts für Strassen (Astra) durchgeführten Befragung die signalisierten Wanderwege in der Schweiz regelmässig.
Olivia Grimm, Bereichsleiterin Wanderwege und Beraterin der Kantone Bern, Zürich, Thurgau und Jura beim Verband Schweizer Wanderwege, gewährt Einblicke in ihre Arbeit und zeigt, wie sich die Umweltbelastung beim Wandern minimieren lässt.
Was ist Ihre Rolle beim Verband Schweizer Wanderwege? Welche Arbeiten stehen jetzt vor dem Start der Wandersaison an?
Zusammen mit meinem Team koordiniere ich Wanderweginfrastruktur auf nationaler Ebene. Dabei bin ich selbst nur selten mit Schaufel und Pickel unterwegs. Vielmehr unterstütze ich die Kantone bei der Erfüllung ihres Leistungsauftrags und berate sie in allen Fragen rund um die Wanderweginfrastruktur. Sobald der Schnee geschmolzen ist, beginnen die Verantwortlichen in den Kantonen mit der Kontrolle der Wanderwege. Sie stellen beispielsweise sicher, dass keine umgefallenen Bäume die Wege blockieren, die Signalisation eindeutig ist und Hilfsinfrastrukturen wie Seile, Leitern und Tritte korrekt montiert sind.
Wie muss man sich die Beratung der Kantone vorstellen? Um welche Themen und Fragen geht es dabei typischerweise?
Wir stellen den Kantonen Expertise zu sämtlichen infrastrukturrelevanten Themen zur Verfügung. Dazu gehören unter anderem Lösungsoptionen für die Vereinbarkeit von Wandern und Biken, der Umgang mit Herdenschutzhunden oder Mutterkühen in Wandergebieten und die richtige Kategorisierung von Wanderwegen. Darüber hinaus organisieren wir Fachtagungen und Kurse und stellen den Kantonen Handbücher sowie Praxisanleitungen zur Verfügung.
Vor welchen Herausforderungen stehen die Wanderwege in der Schweiz derzeit?
Ein Thema, das uns beschäftigt, ist der Klimawandel. Starkwetterereignisse nehmen zu, was häufigere und grössere Schäden an der Wanderinfrastruktur und entsprechend mehr Aufwand und höhere Kosten bedeutet. In heissen Sommern konzentriert sich das Besucheraufkommen auf Wandergebiete, die Abkühlung versprechen. So entstehen Hotspots, die Natur und Infrastruktur übermässig belasten können.
Wir beobachten auch, dass die Menschen tendenziell weniger Eigenverantwortung übernehmen wollen. Doch Wanderwege sind kein Freizeitpark, und wer unterwegs ist, sollte sich im Voraus über die technischen und konditionellen Anforderungen informieren. Zu diesem Thema führen wir regelmässig Sensibilisierungsmassnahmen durch. Eine zusätzliche Herausforderung ist unsere Finanzierung: Der Dachverband Schweizer Wanderwege wird zu rund 70 Prozent von Spenden und Gönnerbeiträgen getragen und ist daher stark von der Wirtschaftslage abhängig. Letzten Endes wirkt sich dies auf unsere Aktivitäten und die Kampagnen aus, die wir umsetzen können.
Wie können Wandernde ihrem Hobby möglichst umweltfreundlich nachgehen?
Beim Wandern ist die An- und Rückreise mit dem Privatauto der belastendste Faktor für die Umwelt. Darum promoten wir vor allem Wanderungen, deren Start- und Endpunkte an den öffentlichen Verkehr angeschlossen sind. Am wenigsten belastet man übrigens die Umwelt, indem man sich ausschliesslich durch eigene Muskelkraft fortbewegt. In der Schweiz haben wir ein sehr dichtes Netz mit über 65’000 Kilometer Wanderwegen, und der nächste ist selten weit entfernt. Man muss für schöne Wanderungen also nicht immer durch das halbe Land fahren und kann auch mal vor der Haustür loswandern. Weiter gilt: auf markierten Wegen bleiben, Hunde – wo dazu angehalten – an die Leine nehmen, kein Feuer auf Naturböden machen und seinen Abfall wieder mitnehmen. Was manchmal vergessen geht, ist, dass auch die Wanderausrüstung und die Verpflegung mitentscheiden, wie nachhaltig Wandern ist.
Apropos Abfall: Wieso darf man Apfelgehäuse oder Nektarinensteine eigentlich nicht in der Natur entsorgen?
Auch organische Abfälle gelten als Littering. Vor allem Überreste von exotischen Früchten wie Bananen verrotten in unseren klimatischen Bedingungen nur langsam. Nicht wenige Früchte werden ausserdem mit Pestiziden behandelt, die den Boden belasten können. Ein weiteres Problem ist, dass sich Wildtiere daran gewöhnen, entlang von Wanderwegen Nahrung zu finden. Das kann zu einem unnatürlichen Fressverhalten führen und die Scheu vor Menschen verringern. Nicht zuletzt finde ich, achtlos weggeworfene Essensreste beeinträchtigen das Naturerlebnis für andere Wandernde.
Und was macht man, wenn unterwegs die Natur ruft und man ein kleines oder grosses Geschäft verrichten muss?
Am besten plant man den Toilettengang so, dass man unterwegs gar nicht erst muss und bereits vorhandene Infrastrukturen wie etwa bei Bergbahnstationen oder Restaurants nutzt. Lässt es sich dennoch nicht vermeiden, muss man mindestens 50 Meter Abstand zum nächsten Gewässer einhalten, damit keine Rückstände wie Medikamente oder Hormone ins Wasser gelangen. Grosse Geschäfte sollte man vergraben und mit Blättern oder etwas Erde zudecken. Benutztes Toilettenpapier oder Taschentücher sind wieder mitzunehmen.
Outdoorausrüstung ist oft technisch ausgereift und langlebig – aber auch ressourcenintensiv. Worauf sollte man beim Kauf aus Nachhaltigkeitssicht achten?
Man sollte sich fragen, wie ein Produkt hergestellt wurde – beispielsweise, welche Rohstoffe darin stecken und unter welchen Bedingungen sie gewonnen wurden. Heute stehen dafür zunehmend verlässliche Informationen zur Verfügung. Labels wie das Bluesign-Siegel für Textilien oder Zertifikate für Daunen und Wolle können dabei helfen, die Wertschöpfungskette besser nachzuvollziehen und nachhaltigere Entscheidungen zu treffen.
Ist es denn nachhaltiger, wenige und dafür aufwendig produzierte Produkte zu besitzen oder eher einfache Ausrüstung häufiger zu ersetzen?
Grundsätzlich gilt: Weniger Konsum ist umweltfreundlicher. Darum sollte man auf langlebige Produkte setzen und diese richtig pflegen. Gute Wanderkleidung kann heute häufig gewaschen werden, ohne dass die Imprägnation an Wirkung verliert. Kleinere Schäden lassen sich oft selbst reparieren und flicken. Zudem gibt es zahlreiche Secondhandangebote und Reparaturdienste für Wanderausrüstung, die dazu beitragen, Produkte möglichst lange zu nutzen.
Selon une enquête menée par l’association Suisse Rando sur mandat de l’Office fédéral des routes (Ofrou), plus de la moitié des Suisses de 15 ans et plus empruntent régulièrement les chemins de randonnée balisés.
Olivia Grimm est responsable du secteur Chemins de randonnée pédestre et conseillère pour les cantons de Berne, Zurich, Thurgovie et Jura chez Suisse Rando. Elle nous donne un aperçu de son travail et explique comment réduire l’impact environnemental de la randonnée.
Quel est votre rôle au sein de Suisse Rando? Quels travaux vous attendent maintenant, avant le début de la saison de randonnée?
Avec mon équipe, je coordonne l’infrastructure des chemins de randonnée pédestre au niveau national. Je ne me déplace que rarement avec une pelle et un piolet. Mon rôle consiste plutôt à soutenir les cantons dans l’accomplissement de leur mandat de prestations. Je les conseille aussi sur toutes les questions relatives à l’infrastructure des chemins de randonnée pédestre. Dès que la neige a fondu, les responsables cantonaux commencent à contrôler les chemins. Ils s’assurent qu’aucun arbre tombé ne les obstrue, que la signalisation est claire et que les infrastructures auxiliaires – cordes, échelles et marchepieds – sont correctement montées.
Comment faut-il se représenter le conseil aux cantons? De quels thèmes et questions s’agit-il typiquement?
Nous mettons à la disposition des cantons une expertise sur tous les thèmes liés aux infrastructures. Il s’agit notamment d’options de solutions pour concilier la randonnée et le vélo, la gestion des chiens de protection ou des vaches allaitantes dans les régions concernées et la bonne catégorisation des chemins. En outre, nous organisons des journées techniques et des cours. Nous mettons à la disposition des cantons des manuels ainsi que des instructions pratiques.
Quels sont les défis auxquels sont actuellement confrontés les chemins de randonnée pédestre en Suisse?
Le changement climatique est un sujet qui nous préoccupe. Les phénomènes météorologiques violents se multiplient, ce qui endommage plus régulièrement et plus gravement les infrastructures de randonnée. Cela entraîne plus de travail et des coûts plus élevés. Lors des étés caniculaires, les randonneurs affluent vers les zones qui promettent de la fraîcheur. Ces points chauds saturent alors la nature et les infrastructures.
Nous constatons également une tendance chez les randonneurs à vouloir assumer moins de responsabilités personnelles. Or, les sentiers de randonnée ne sont pas un parc de loisirs: ceux qui partent en montagne doivent s’informer au préalable des exigences techniques et physiques. Nous menons régulièrement des actions de sensibilisation sur ce thème. Notre financement représente un autre défi de taille: l’association faîtière Suisse Rando est financée à environ 70% par des dons et dépend donc fortement de la conjoncture économique. Cette situation se répercute directement sur nos activités et les campagnes que nous pouvons mettre en œuvre.
Comment les randonneurs peuvent-ils pratiquer leur hobby de la manière la plus écologique possible?
En randonnée, le trajet en voiture privée constitue le facteur le plus polluant. C’est pourquoi nous privilégions les randonnées accessibles en transports publics. Le moyen le plus écologique reste toutefois de se déplacer uniquement à pied. La Suisse dispose d’un réseau dense de plus de 65’000 kilomètres de chemins de randonnée, et le plus proche se trouve rarement très loin. Pas besoin de traverser la moitié du pays pour de belles balades: on peut aussi partir en randonnée depuis chez soi. Une fois sur place, il convient de rester sur les chemins balisés, de tenir les chiens en laisse lorsque recommandé, de ne pas faire de feu hors des endroits prévus à cet effet et de ramener ses déchets. On oublie parfois que l’équipement et le ravitaillement influencent également le caractère durable de la randonnée.
En parlant de déchets, pourquoi ne peut-on pas jeter les trognons de pommes ou les noyaux de nectarines dans la nature?
Les déchets organiques comptent aussi parmi les déchets sauvages. Les restes de fruits exotiques, comme les bananes, se décomposent particulièrement lentement sous nos latitudes. De plus, nombre de ces fruits sont traités avec des pesticides susceptibles de contaminer les sols. Autre problème: les animaux sauvages prennent l’habitude de trouver de la nourriture le long des sentiers de randonnée. Ce comportement peut modifier leurs habitudes alimentaires naturelles et diminuer leur méfiance envers l’homme. Enfin, je trouve que ces déchets alimentaires abandonnés gâchent l’expérience nature des autres randonneurs.
Et que faire lorsque la nature nous appelle et qu’il faut se soulager?
Le mieux est de planifier son passage aux toilettes pour éviter de devoir se soulager en pleine nature. Privilégiez les infrastructures existantes, comme les stations de remontées mécaniques ou les restaurants. Si vous ne pouvez vraiment pas faire autrement, éloignez-vous d’au moins 50 mètres du cours d’eau le plus proche. Cela évite que des résidus de médicaments ou d’hormones ne contaminent l’eau. Les selles doivent être enterrées et recouvertes de feuilles ou d’un peu de terre. Quant au papier toilette et aux mouchoirs usagés, ils doivent être récupérés.
L’équipement de plein air est souvent techniquement sophistiqué et durable, mais sa fabrication consomme beaucoup de ressources. Quels sont les critères de durabilité à privilégier lors de l’achat?
Il faut s’interroger sur la fabrication du produit: de quelles matières premières il est composé, par exemple, et dans quelles conditions elles ont été extraites. Aujourd’hui, les informations fiables à ce sujet sont de plus en plus accessibles. Certains labels, comme Bluesign pour les textiles, ou des certifications pour le duvet et la laine, permettent de mieux comprendre la chaîne de création de valeur et de faire des choix plus durables.
Vaut-il mieux posséder peu de produits dont la fabrication est coûteuse ou remplacer régulièrement des équipements simples?
En principe, consommer moins reste le geste le plus respectueux de l’environnement. D’où l’importance de miser sur des produits durables et de bien les entretenir. Aujourd’hui, les vêtements de randonnée actuels peuvent supporter des lavages fréquents sans que leur imperméabilité n’en souffre. Quant aux petits accrocs, ils se réparent souvent facilement soi-même. Enfin, les offres de seconde main et les services de réparation pour l’équipement de randonnée se multiplient, permettant de prolonger la durée de vie des produits.
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Prima pubblicazione:
20.4.2026
Ultimo aggiornamento:
20.4.2026
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